Arte terapia? Ma quindi, cosa si fa? Viaggio semiserio nelle infinite domande a cui l’arte terapeuta non sempre risponde a parole

43788474_2267107066664418_3077840265155706880_oQuindi? Cosa si fa?– 

Mah, prima di tutto si respira.

Poi si ascolta, si guarda, si tocca, si prende e, magari, si fa.

Così, se ne avrete voglia, quando sarete pronti, comincerete.

-A fare?-

A creare, giocare, sentire, riflettervi, lasciarvi andare.

E trovarvi magari. 

Qui o là, dove vi vedete o dove vorreste stare.

Sì, ma cosa dobbiamo fare? Come facciamo? Cosa usiamo? Quanto tempo abbiamo?-

La risposta istintiva è una maschera neutra che tendenzialmente si vede stampata sul mio viso nel momento esatto in cui comincia il treno di richieste.

La risposta accogliente, consueta e diplomatica solitamente è: – provate a rilassarvi, guardatevi intorno, chiudete gli occhi se vi va, prendete il primo materiale che avete visto e aspettiamo. Qualcosa accadrà…-.

A questo punto distolgo lo sguardo e concedo tempo.

Infine, se nulla si muove, la mia voce suona con un -Mah, forse si potrebbe partire da qui…-. In questo caso solitamente un gesto arriva (forse).

Ma quando le resistenze sono ancora lì? Quando occhi sbarrati o corpi rigidissimi non consentono movimenti? Quando proprio ogni cosa pare impossibile?

Nessun problema.

Calma.

Altri respiri. Lenti e sonori.

Non bisogna per forza fare qualcosa.

Qui, vale tutto.

Magari d’un tratto colpisco qualcuno con un gomitolo e vediamo se ancora resiste, oppure semplicemente mostro un colore, ci gioco, lo seguo mentre si dilata sul foglio.

Se sento il bisogno di fare, io faccio.

L’altro continua ad esserci, anche se apparentemente mi ignora, rigido e lontano.

In alcuni casi propongo uno stimolo, avvicino una consistenza che in quell’attimo mi sembra adeguata e aspetto di vedere eventuali reazioni.

A volte ci vuole solo pazienza.

Prima o poi, anche chi fa fatica, parte.

O continua a non farlo.

E va bene lo stesso.

Nel frattempo, nel setting, si attiva comunque un ritmo unico e originale.

Si compone di silenzi, gesti, suoni, contatti, tracce, presenze.

Anche di assenze a volte. Distanze, vuoti, frammenti, ombre.

Perché no, se ci appartengono?!

Anche in questo caso, va tutto bene.

Perché l’arte terapia è quanto di più lontano ci possa essere da un lavoretto, da un tutorial, da una lezione, da una previsione precisa.

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-Eh, ma nelle foto abbiamo visto che facevate mandala, kintsugi, suminagashi, black poetry, cut-up, dripping, soul collage…, ce li farai fare vero?-

Tutti insieme sicuramente no. Uno alla volta, forse.

Se qualcuno, a un certo punto, ne sentirà il bisogno.

Nel momento in cui a qualcuno, improvvisamente o per scelta, venisse voglia di provarci.

In quel caso sì, avrebbe senso.

Però qui, adesso, si fa arte terapia e allora il focus è sul processo, non sul prodotto.

Nel momento in cui a sorpresa vi metto di fronte una borsa da colorare, questa diventa uno strumento da personalizzare e portare con voi nelle tappe successive del viaggio.

In questo modo acquisisce fin dal primo tocco il valore di una creazione speciale, carica di significati, aspettative e intenzioni.

Se invece vi avessi invitato a realizzare una bella borsa, con la promessa di fare anche un po’ di arte terapia, la vostra intenzione si sarebbe diretta principalmente sull’esecuzione di un buon lavoro.

Ecco perché non mi piace svelare in anticipo ciò che si farà durante una serata, un pomeriggio o una giornata sulla zattera dell’arte terapia. Ecco perché alle vostre domande rispondo spesso in modo vago. Ecco perché non mi piace utilizzare le tecniche artistiche o le belle creazioni per avere più iscritti ai miei workshop.

Credo sia sottile, difficilmente comunicabile eppure imprescindibile la differenza tra arte terapia e laboratorio artistico.

Credo sia fondamentale rispettarla, se si vuole continuare ad essere buoni arte terapeuti.

La specificità dell’arte terapia esula dalla tecnica, dallo stile, dai passi da seguire per ottenere un buon risultato e si orienta verso l’investimento, i bisogni emergenti, le emozioni che si susseguono e si depositeranno nell’opera una volta conclusa.

In questo senso l’arte terapia è qualcosa che si vive, si sente e si fa.

E l’arte terapia accade quando un professionista e un paziente o un cliente (direi semplicemente una persona che si fida, ma pare che le definizioni debbano essere oggettive), investono energie e intenzioni affinché possa accadere.

Sicuramente non è una passeggiata, semplice e leggera, verso il sole che scalda lieve. Significa mettersi in gioco per avvicinarsi all’autenticità. Non sempre è facile.

Significa compiere un viaggio, intimo e sensoriale, verso la parte più vera di Sé.

Non so se posso aver sciolto o alimentato i vostri dubbi con queste riflessioni, tuttavia sono convinta che possa sempre far bene interrogarsi per comprendere l’essenza profonda di ciò che si fa con passione e mi fa piacere scoprire che la stessa insistenza che a volte mi logora (siamo onesti, alla settima domanda chiunque mostrerebbe un certo sfinimento), mi ha fondamentalmente costretta a definirmi, a valutare attentamente i confini del mio lavoro e a prestare molta attenzione ai dettagli che (in)segnano la differenza.

Concludo invitandovi a scegliere un buon laboratorio d’arte per imparare qualcosa di specifico come la pittura su stoffa, l’utilizzo della creta o qualsiasi tecnica americana o  giapponese particolarmente in voga negli ultimi tempi, oppure a scegliere di salire sulla zattera dell’arte terapia per avvicinarvi a voi stessi semplicemente utilizzando l’arte, la creatività spontanea e la ricerca della bellezza come strumenti di scoperta.

Potrete realizzare opere straordinarie oppure crearvi un mondo, tra il dentro e il fuori, in cui trascorrere attimi preziosi, generativi e nutrienti.

Va bene tutto.

Purché sia un vostro momento!img_20181207_175753173_burst000_cover

 

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