“Frammenti di boh” elaborare l’incertezza con immagini e parole

Dopo i primi giorni di lockdown mi sveglio con un grande punto di domanda sopra la testa. Pesante, prepotente, fastidioso. Contiene emozioni contrastanti e soprattutto una forte preoccupazione per il futuro.

Istintivamente sento l’esigenza di dargli forma, colore e voce per esorcizzare l’ansia che mi procura e mi dò il compito di comporre un post al giorno finché quella sensazione di smarrimento non si scioglierà.

Il commento che accompagna ogni immagine sarà sempre lo stesso:

“Questo è il progetto,
spiegarlo meglio
non so,
ma chi vuole capirlo,
forse,
può.
Mi servono le rime,
mi fanno da cuscino,
le incollo sulle immagini
e attenuo ‘sto casino.
Son giorni faticosi
che paiono infiniti
mettendo insieme cose
sento tutti un po’ più uniti.

Comincio con “Diecitreduemilaventi” e non so quando finirò:
per questo metto il numero seguito da un bel “di boh”.

Da ragazza mi piaceva “appiccicare la data”
scriverla in lettere e tuttaattaccata.
Mi sembrava si sentisse più forte,
volevo che fosse importante
e come allora oggi avverto un bisogno vibrante:
questi numeri si dovrebbero abbracciare
per contenere un tempo profondamente surreale.
Immagini, parole, emozioni:
riflessi profondi d’istanti, paure, direzioni.
Saranno frammenti di viaggi preziosi,
conditi d’incertezza,
chiaroscuri
e piccoli attimi meravigliosi.
Partiranno dalla casa sgangherata
che avremmo dovuto lasciare
e che stiamo cominciando piano piano a ritrovare.
In 5 più un cane in questo spazio ristretto,
sentivamo il peso di ogni nostro difetto,
invece in un attimo tutto è cambiato:
e il nostro caos quotidiano si è perciò trasformato.
Insieme costantemente non sembra affatto una passeggiata: “far famiglia” è un sfida che va coltivata.

Tra confini, invasioni e bellezza improvvisa,
vinceremo senza panico la battaglia condivisa.

Siamo pronti a lottare con quello che abbiamo:
i colori, le mani, le creature che siamo.

Ogni giorno, senza fretta,
continuando a sperare,
con silenzi, intenzioni e
l’istinto profondo di non mollare.

Sulla pagina fb della zattera trovate gli altri “frammenti di boh”. “

L’appuntamento con i miei pensieri visivi e verbali non ha un orario fisso: arriva ad un certo punto, quando incontro l’immagine giusta o trovo semplicemente una risposta al mio bisogno di leggerezza.

Allora prendo il telefono e provo a sintonizzare la fotografia “giusta” con le rime, i ritmi e i silenzi del momento.

E’ bello, perché ci troviamo io, la voglia di sostare in un tempo solitario e le diverse facce della mia nuova quotidianità. Imprevedibili, visionarie, autentiche. Incapaci di filtri e profondamente preziose. Ridondanti anche. Come me.

Poi, dopo 75 giorni totali di clausura, di cui 20 parzialmente liberi, con tanto di specifica nel commento:

“È iniziata la “fase 2”
ma siamo ancora in sospensione
e smettere il mio gioco
sarebbe un’illusione.
Si sente ancora l’emergenza
e i dubbi sono tanti,
nonostante prema forte
il bisogno di andare avanti.
E allora continuo a cercarmi,
tra immagini e parole,
giorno dopo giorno
oscillando tra luna e sole.”

in un preciso istante carico di sole e polvere di gesso, avverto il bisogno di chiudere per passare oltre.

Temo di non riuscire a separarmi da questo gioco tanto protettivo quanto stimolante, eppure è semplicissimo: a questo punto non mi serve più.

La sovrapposizione quotidiana d’immagini e parole esaurisce il suo compito, raggiunge l’obiettivo.

Così, da ieri, Ventiquattrocinqueduemilaventi, non preparo alcun “frammento di boh” e sono consapevole di potermi rifugiare in un semplice collage al momento opportuno.

Senza volerlo mi accorgo nuovamente di quanto sia potente e preziosa l’arte terapia.

Questo è un esempio del processo che essa può attivare in ciascuno di noi: un processo creativo che consente il dialogo tra mondo interno e mondo esterno, offrendo nuove modalità espressive e comunicative e soprattutto uno spazio di gioco in cui sentirsi, contenersi, riconoscersi.

Vivi, vibranti e generativi.

Qui, nei 75 frammenti che ho creato in 75 giorni, ci sono io. Come sono stata, come sono forse e come potrei essere. Ma anche come non vorrei magari ritrovarmi.

E la grande risorsa racchiusa in questi piccoli specchi è che mi ci posso riflettere più e più volte con svariate domande e notevoli possibilità di viaggio.

L’arte terapia sostiene, affianca, aiuta, legittima.

Fa. E c’è. Per chi vuole esserci attivamente.

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