Scegliere: la fatica che rafforza

– Fuori o dentro? Dentro o fuori?-

Cominciamo da piccoli a sentire l’indecisione, a dover gestire la lotta tra il desiderio personale, il pensiero delle aspettative esterne e la voglia/il bisogno di sentirci liberi.

Allora tentiamo di affidarci all’esterno, chiedendo aiuto ai grandi, agli esperti, a chi non ha nulla da perdere. Oppure ci rivolgiamo all’interno, interrogando l’istinto, cercando di ascoltare il cuore, o ancora ci imponiamo delle regole, seguiamo strategie e rituali più o meno oggettivi per scegliere nel modo corretto, giusto, adeguato.

Ma è possibile?

Nessuno può dirci quale sia la scelta buona, poiché la scelta è  una composizione complessa, complicata (cum+plicare= piegare assieme), che annovera diverse variabili e contempla differenti prospettive.

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E quindi ogni direzione intrapresa può sottendere rinuncia, sacrificio, perdita.

Per capire a quale orizzonte affidarci, dobbiamo inevitabilmente fare i conti con ciò che lasciamo alle spalle e la fatica di girarci, a volte, necessita di tempi, sforzi e tappe da rispettare.

Quando la decisione da prendere non riguarda soltanto noi stessi ma coinvolge un nucleo, un gruppo, un sistema, il caos si moltiplica e, oltre a tutte le variabili personali, entrano in gioco quelle condivise, assalite per di più da una serie di pregiudizi, negoziazioni, rivendicazioni e vissuti impliciti estremamente potenti.

A questo punto il conflitto è inevitabile e con esso la delusione, la frustrazione, il rammarico e quella spiacevole sensazione di fallimento che talvolta fa sembrare ogni mossa sbagliata.

Ecco, no!

Non ha senso arrabbiarsi con la realtà difficile e ancor meno serve colpevolizzarsi per la fine di un’esperienza, di un momento, di una precedente scelta.

Il cambiamento fa parte della vita e va affrontato con tutto il suo carico di emozioni, implicazioni e possibilità.

In ogni caso siamo noi il motore del nostro viaggio e finché ci concederemo di scegliere, potremo sentirci protagonisti dell’avventura di cui siamo autori quotidianamente. Con o senza intenzione.

Di conseguenza, comunque, siamo la parte migliore e forse l’unica gestibile della nostra indecisione: tanto vale metterci in gioco.

La fatica ci permette di ottenere un certo appagamento e sa renderci vivi, vibranti, meravigliosi.

Che gusto ci sarebbe a lasciarsi scorrere tutto addosso?

Mostriamoci convinti e non lasciamoci sopraffare da ciò che sembra facile, veloce e immediato: impariamo a goderci gli sforzi, l’attesa, i dubbi.

Le nostre radici non hanno bisogno di certezze apparenti e fugaci, ma di nutrimento.

E per alimentare anche i respiri più affannati il primo passo è esserci, ponendo attenzione a ciò che ci muove e provando a focalizzare la direzione.

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