Di arte terapia, trasformazioni e autenticità.

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Come può una professionalità specifica spaziare da un’utenza all’altra con estrema versatilità, mantenendo però il suo valore intrinseco? Cosa garantisce che un arte terapeuta sia in grado di gestire situazioni totalmente diverse che richiedono, di volta in volta, approcci particolari e adeguati al contesto?

Si fa sempre un po’ fatica a spiegare l’arte terapia a parole perché, per amor di coerenza e precisione, sarebbe meglio mostrarla concretamente, concedendo assaggi che ne trasmettano il senso ad un livello più intimo ed emotivo che verbale.

Il buon arte terapeuta ogni volta è in grado di adattarsi e ricrearsi in relazione alla situazione contingente e al setting specifico e ogni volta, stimolando il processo creativo semplicemente attraverso una suggestione, un gioco o qualche piccola strategia, agisce offrendo benessere, possibilità di miglioramento, trasformazione.

C’è una forza invisibile che sa trasformare un semplice laboratorio in arte terapia e credo abbia il sapore dell’unicità di chi conduce il gioco. Durante ogni seduta, o ogni incontro, arriva un momento in cui l’arte terapeuta sente il peso precipuo del suo mestiere e inevitabilmente lo trasmette, sottolineando i vissuti che emergono, valorizzando i vuoti, puntando l’attenzione su silenzi, tracce o movimenti significativi.20150707_215038

E il più delle volte, le persone che scelgono di lasciarsi trasportare dall’arte terapia,  o che hanno anche solo quel pizzico di fiducia che basta per intraprendere un viaggio, avvertono la dimensione particolare in cui essa si manifesta e scelgono di trasferirsi per qualche attimo o per lunghi, intensi momenti, nello spazio di transizione tra la realtà interna e la realtà esterna che le è proprio.

Una piena attivazione della creatività spontanea e una buona dose di consapevolezza, autoanalisi e supervisione, uniti ai saperi acquisiti e all’esperienza vissuta, consentono dunque all’arte terapeuta di addentrarsi in qualsiasi dimensione di cura con rispetto, umiltà e determinazione.

La prima variabile in gioco, nel processo arte terapeutico, è dunque quella presenza sostanziale che, partendo da una base sufficientemente solida, si ridefinisce ogni volta, a seconda del setting, della richiesta, del progetto personale del professionista e del paziente (o cliente), in relazione allo spessore e alle caratteristiche specifiche della situazione.

colors.jpgMi piace immaginare la nostra professionalità come una sostanza densa, ricca e malleabile, capace di trasformarsi e adattarsi continuamente, mantenendo sempre una consistenza fluida, nonostante il cambio apparente e talvolta repentino di contorni, sfumature e intensità.

Così, mi convinco sempre più, che nella borsa dell’arte terapia ci possono essere anche i migliori materiali, ma solo l’autenticità può garantire un intervento adeguato, poiché le variabili indispensabili per poter incontrare l’altro sono partire da sé e riuscire a sintonizzarsi mantenendo la frequenza sul sentire. Qui e ora. In un fluire di emozioni che concedono travasi, separazioni, avvicinamenti, unioni, segni, movimenti e trasformazioni significative.

Non credo esista un’arte terapia specifica per un genere di persona, né per un certo tipo di contesto, eppure sono convinta vi sia la possibilità di adattare il proprio modo di “fare” arte terapia a chiunque, a qualsiasi gruppo, a qualsiasi contesto, purché ci si metta in gioco in prima persona con umiltà e pazienza, aprendosi alla ricettività e all’ascolto, sempre disponibili ad apprendere da ogni esperienza, così come da ogni incontro.

Durante l’esperienza, soprattutto nella fase iniziale, è opportuno interrogarsi, per cercare di capire quali strategie possano essere utili, per valutare il metodo di lavoro adatto, per comprendere il senso specifico che vorremmo dare all’intervento, ma è necessario anche essere consapevoli che l’imprevisto è sempre dietro l’angolo e che la flessibilità e l’improvvisazione sono doti essenziali nel nostro lavoro, proprio perché non ci occupiamo d’altro che di anime. Volubili, suscettibili, vive.

E vere.

Il processo creativo non finge e non mente, ma esprime, svela e rivela. Di conseguenza, per rispecchiarlo, favorirlo, sostenerlo, accompagnarlo o anche solo esserne testimoni, è opportuno mettersi in gioco profondamente e intenzionalmente, senza pretendere di eliminare paure, dubbi o possibilità di errore, ma concentrandosi sull’opportunità di miglioramento, di contenimento o di supporto che vorremmo concedere.

Ecco, questa è la meraviglia cangiante dell’arte terapia e avere l’onore di esserne portatrice, mi rende felice.

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© Michela Baretti, 2016

 

 

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Sabrina Theulon ha detto:

    L’ha ribloggato su sabrina theulone ha commentato:
    Alcune riflessioni molto importanti per un approccio più professionale alla professione dell’arteterapeuta che riprendono alcune mie domande su questa professione ed aggiungono conferme all’esperienza diretta del proporre atelier di arteterapia.

    "Mi piace"

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