Arte terapia tra i corridoi di un servizio. Riaccendere lo sguardo per crescere insieme.

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Riflettendo sul senso di Hospital’arte, una manifestazione che ormai da anni impegna il nostro Centro Diurno Disabili per svariati mesi, in qualità di educatori, abbiamo sentito l’esigenza di salvaguardare uno spazio per ogni singolo utente. Uno spazio di cammino, sia simbolico che reale, al fine di offrire valore, dignità e visibilità ai piccoli gesti, ai semplici passi e alla complessa ed unica realtà di ciascuno.

Al di là di patologie, handicap, diagnosi e deficit, il nostro lavoro punta al riconoscimento del valore personale, al sostegno delle risorse individuali e al benessere di ogni utente.

Immersi nella quotidianità e nell’abitudine di un servizio che offre una dimensione piuttosto famigliare, ci siamo resi conto che il nostro sguardo, viziato da automatismi, routine e inevitabili pregiudizi, talvolta rischia di risultare parziale, come se, giorno dopo giorno, uno strato di polvere si depositasse sugli occhi impedendoci di scorgere i dettagli.

Abbiamo scelto quindi di provare a pulire e lucidare i nostri punti di vista, utilizzando vecchie cassette di legno, frammenti di cartone e la voglia di stupirci e metterci in gioco attraverso il confronto ed il dialogo.

Protagonisti, questa volta in maniera diversa, i nostri ragazzi, cioè gli utenti con cui condividiamo buona parte di un tempo prezioso.

Compagna silenziosa di questa avventura, un’amica importante e significativa, anche se talvolta poco visibile all’interno del servizio: l’arte terapia.1406667729034

Ecco le tappe del nostro viaggio:

  1. Abbiamo preparato 24 cassette inserendovi all’interno diverse sagome astratte ritagliate nel cartone e, istintivamente, le abbiamo nominate, trasformandole in contenitori e forme rappresentative dei singoli utenti.
  2. Una volta pronte, le abbiamo sistemate, in modo casuale, nei corridoi del servizio.
  3. All’interno di una riunione d’équipe l’educatrice, arte terapeuta, ha presentato e spiegato il senso di quelle cassette sparse, chiedendo ad ogni operatore di scegliere liberamente immagini, parole, oggetti, colori, materiali, forme significative da mettere nei vari contenitori per rappresentare ciascuno degli utenti.
  4. Per circa 2 mesi le cassette si sono riempite di “cose”, pensieri, emozioni o semplici suggestioni, ispirate da, ma anche a W., R., P., M., E., F., M., E., I., M., C., T., A., A.,P., M., N., L., L., C., M., M. F., M. P., N.
  5. Durante diverse riunioni d’èquipe, attraverso lo “spoglio delle cassette”, ogni operatore, raccontando le proprie scelte, ha potuto rivelare il proprio sentire rispetto a quel ragazzo o a quella ragazza e sono nati dialoghi profondi ed intensi, capaci di evidenziare le risorse e, talvolta, di far emegere alcune difficoltà relazionali che in questo modo hanno potuto essere affrontate, grazie alla condivisione e al prezioso supporto del gruppo.
  6. Abbiamo realmente offerto ad ogni utente il tempo e lo spazio per creare la propria personalissima installazione: ciascun ragazzo infatti, ha potuto giocare con svariati materiali scelti autonomamente o preparati per lui dall’operatore. Sullo sfondo, lo sguardo, i pensieri e la presenza dell’educatore di riferimento in rappresentanza dell’équipe, hanno agito, a seconda dei momenti, come supporti, specchi, contenitori, motori, strumenti di lavoro.

Da queste molteplici autorizzazioni, sono nati incontri di colori, forme ed emozioni decisamente espressivi, comunicativi e vitali, che raccontano straordinari mondi da avvicinare, in cui ritrovarsi, da continuare a scoprire. Sempre con rispetto e semplicità.

Vivendo immersi in una straordinaria diversificazione di abilità, stiamo quotidianamente imparando che, oltre le parole, i versi, i comportamenti bizzarri e le stranezze di ogni individuo che frequenta il centro (e non parlo dei soli utenti;-)), va cercata, ascoltata e accolta ogni persona per ciò che, semplicemente è, autenticamente.

Per la sua originale bellezza.

Quasi forse non ce ne siamo accorti, ma l’arte terapia ci ha aiutati ad andare insieme verso questa direzione.

Per continuare a farlo ci vuole creatività, spontaneità, arte.1406667698168

Sotto l’Ippocastano, tutte queste cose, circolano in continuazione, ma ogni tanto è bene ricordarcelo.

Dopo l’esposizione delle opere realizzate durante l’edizione di Hospital’arte 2014, le cassette sono state distrutte per diventare la base di un nuovo viaggio che ormai sta per giungere alla conclusione.

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State connessi: troverete tutti i dettagli di questa nuova avventura cliccando sulla pagina Facebook di Ippo Castano

© Michela Baretti, 2014

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