Art therapy: quella vera non è un prodotto. Autenticità, valorizzazione e rispetto di una professione.

DSCF3937 Ci siamo: l’Art therapy evidentemente va di moda. Dopo gli albi da colorare edizioni Ippocampo, adesso ci sono perfino i fascicoli Hachette, con tanto di materiali artistici in regalo, disponibili in edicola o direttamente on line alla modica cifra di 2,99€ l’uno. Non critico la scelta di pubblicare questo genere di prodotti estremamente commerciali, anche perché, in fondo, non li trovo così malvagi: sicuramente può essere rilassante colorare disegni accattivanti e lasciarsi trasportare da linee più o meno sinuose tra sfumature, bisogno di “staccare” e voglia di leggerezza. E poi è bello ogni tanto trovare cose carine e stimolanti a poco prezzo. Però, gente, stiamo attenti a leggere e usare le parole con la giusta accezione: l’arte terapia è proprio tutt’altra cosa!

IMG_20181129_205925667Sì è vero, può far bene giocare con tinte diverse e se un foglio bianco inibisce, uno pieno di stimoli può aiutare a cominciare, indicare una direzione, offrirsi come cornice. Ma sono la presenza qui e ora in un setting specifico e il processo a fare l’arte terapia.

Non basta realizzare qualcosa che riesce bene (e non può riuscire male, visto che per almeno l’80% è già confezionato con cura a tavolino), per poter dire “ah, che bello, oggi mi sono dedicato/a un’ora di arte terapia”.

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Il senso profondo di queste due parole accostate, sta nei moti interiori che si accendono durante il “fare”, nel silenzioso e invisibile incontro con se stessi che il lavoro creativo mette in atto, nella relazione che si crea tra l’opera e l’autore, sia durante la realizzazione, che dopo, quando tutto pare compiuto, ma in realtà potrebbe anche continuare essendo il semplice frammento di un attimo.

E infine -doverosa e importantissima precisazione- l’arte terapeuta non è un optional!

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Lontanissima dal voler considerare questa figura una sorta di guru senza il quale il paziente non può evolvere, vorrei ricordare che la relazione arte terapeutica non può prescindere da questo terzo elemento che si affianca al paziente o al gruppo di pazienti e all’DSCF3555opera accogliendo e autorizzando semplici gesti (come per esempio calpestare la propria creazione), oppure sostenendo, contenendo, stimolando, proiezioni, rispecchiamenti, identificazioni, e accompagnando con rispetto e fiducia l’intero processo.

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Parlo spesso di un’arte terapia che si cela “tra le righe”, o nei piccoli gesti quotidiani, o nella natura colta da uno sguardo attento; non smetterò mai di pensare che un pizzico di arte del vivere creativo nella vita di ciascuno, migliorerebbe il mondo, tuttavia ribadisco che l’arte terapia non è né un condimento né un profumo che si compra e si usa quando serve.

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Piuttosto può essere vista come un ponte, una porta, una strada da intraprendere; ciascuno naturalmente è libero di immaginarla come vuole. Io personalmente continuo a visualizzarla come una zattera essenziale ma forte, pronta ad intraprendere viaggi densi d’emozioni con semplicità, leggerezza e una buona dose d’improvvisazione. Quella sostanziosa però (di improvvisazione), fatta di studio, esercizio, esperienza, ricerca e consapevolezza.

Purtroppo viviamo in una società che prova in tutti i modi a vendere la creatività come fosse un prodotto, spacciando manuali, tutorials e materiali di ogni genere come bacchette magiche per diventare persone creative e soffocando la spontanea spinta a fare da sé che è la base profonda di ogni gesto generativo.IMG_20190111_172412960

Fin dai primi mesi di vita si propongono ai bimbi giochi definiti creativi che inibiscono anziché rafforzare, poiché non lasciano spazio alla libertà personale.

E allo stesso modo i tanti prodotti che si fingono alleati del benessere e dell’apertura mentale, minano invece la radice stessa del vivere autentico e limitano l’originalità, offrendo gratificazioni facili e veloci a prezzi stracciati.

La cosa che più mi spaventa è l’effetto di tutto questo sui bambini.

Fa parte della logica del “tutto e subito” in cui siamo immersi, la stessa logica che sta portando i giovani a perdere il senso di grandi valori come il rispetto, la fatica, la pazienza.

IMG_20181128_103444233 (1)Se in 20 minuti posso copiare un poster molto bello che ha una resa perfetta con il minimo sforzo, per quale motivo dovrei perdere tempo a disegnare qualcosa magari dovendomi anche impegnare per ottenere una certa armonia e un buon risultato…

Eh sì, un conto è partire da fuori, preparare tutto per bene e seguire esattamente indicazioni precise in vista di un risultato, un altro è partire da dentro, lasciare spazio ai gesti creativi, ascoltarsi, sospendere i pensieri, liberare emozioni, dare fiducia a un processo che ci riflette.

Ecco, per me la differenza sta in una semplice frase, detta da un fantastico bambino ad un suo compagno d’avventura, sulla zattera: “quel poster è bello, ma nel disegno, lì, ci sei tu… Ti vedo… guarda, stai giocando!“. IMG_20140324_182515

Le cose belle piacciono, gratificano, fanno bene.

Le cose sentite, vissute, sudate, create,

partendo da emozioni interne,

si sentono, scaldano ed emozionano profondamente.

Credo sia una questione di qualità, essenza e rispetto.

IMG_20190321_203730052© Michela Baretti, 2015.

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