Creare in gruppo per nutrire radici. Frammenti invernali d’arte terapia

“La creatività è una bella addormentata che, per diventare efficace, ha bisogno di un catalizzatore:

il catalizzatore numero uno è la spontaneità. “
J.L. Moreno

10818501_10205621997259405_1902834495689222930_o“Quando qualcuno ha imparato a “immergersi in se stesso”, allora sarà capace di immergersi senza riserve in un altro o nel suo lavoro, e si farà più quieto e meno frammentato, almeno così mi sembra.”

Etty Hillesum

Le evoluzioni stagionali ben si prestano ad incontri di rinnovamento, nuove connessioni, riflessioni profonde. Come cambiano i contorni degli alberi, rendendo ancora più evidenti e preziose le diversità, così si accendono i riflettori su bizzarri accostamenti, straordinarie evoluzioni, incantevoli danze a mezz’aria.

In questo periodo, che apparentemente esibisce tristezza e solitudine, parlare di gruppo è un po’ come celebrare l’essenza dei legami e dell’unicità: non c’è luogo migliore di un bosco, nella gelida stagione dai toni freddi, per respirare il senso del “fare parte” e del contenere diverse originalità. Mentre i sentieri si cristallizzano, fermando immagini che celebrano i passaggi, i mutamenti e la naturale evoluzione, l’armonia d’insieme crea straordinarie alchimie a più livelli e in ogni frammento si può percepire l’intensità dello spazio totale.23593506_10215590964157347_4070155293729019607_o.jpg

La forza del gruppo, metaforicamente, è un gioco di luci e ombre che si alternano: nel gruppo si può essere al centro dell’attenzione, restare un passo indietro, avere un ruolo fisso o cambiarlo in continuazione; ci si può muovere in svariate direzioni, sentendosi in una sorta di nido che nutre, accoglie e protegge, eppure può divenire soffocante.

Certo, perché il gruppo richiede un notevole sforzo: la presenza di altre persone comporta una certa  limitazione della libertà individuale e può condurre alla necessità di compromessi; nel gruppo si può essere protagonisti, ma anche presenze marginali o addirittura fastidiose e molto spesso non per scelta.

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L’unione di più individui con un obiettivo o un progetto comune è una vera e propria entità complessa, che va coltivata, sostenuta e alimentata con molta cura, affinché non si sgretoli né perda un centro.

Quando i membri di un gruppo sono chiamati a creare insieme, come accade nei gruppi di arte terapia, in cui i diversi materiali a disposizione e le più o meno esplicite indicazioni dell’arte terapeuta stimolano incontri di forme, suggestioni e colori, molto spesso il silenzio accompagna processi estremamente personali, eppure l’energia del gruppo è talmente forte da insinuarsi, con modi garbati ma potenti, in ogni opera realizzata.

Lavorare singolarmente nel gruppo, significa quindi lasciarsi toccare da un invisibile filo che mette in comunicazione le diverse individualità presenti, provocando uno sfiorarsi simbolico che avvicina anche le personalità più distanti.

Ecco allora che un colore, una forma o un movimento, senza che nessuno se ne accorga, diventano il leit motiv del gruppo stesso e la specificità con cui ciascuno li declina, offre un ampio e complesso disegno del momento condiviso.

Nei gruppi di arte terapia le parole d’ordine possono essere più o meno queste, a seconda del percorso e della situazione: giocare, ascoltarsi, conoscersi, sciogliersi, liberarsi, rispecchiarsi, sentire, esprimere, comunicare. Qualsiasi gesto avviene in un clima in cui è richiesta la spontaneità e, mentre l’autenticità si affina sempre più, i compagni di viaggio avvertono, quasi inspiegabilmente, quel senso di comunione proprio di chi percorre il medesimo sentiero.

Tornando all’immagine iniziale del bosco in inverno, vivendo un’esperienza come quella dell’arte terapia in gruppo, indipendentemente dal genere, dal ruolo e dalle caratteristiche personali, che pure sono molto importanti e condizionanti, ci si addentra nel terreno simbolico su cui poggiano le radici e non si produce altro che nutrimento.

Quel nutrimento che, piano piano, permette a un fusto spoglio e apparentemente spento di fiorire tornando a brillare.

Perché per vivere semplicemente una vita a regola d’arte è fondamentale nutrire la creatività spontanea che ciascuno ha dentro di sé.

© Michela Baretti 2014

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