ARTE TERAPIA E AUTISMO – Ridefinire i confini: passare da “dentro” per trovare un contatto “fuori” attraverso il processo creativo

Le sue domande sono il tentativo di trovare una risposta dall’esterno

una risposta la si può dare solo a partire dall’interno”

B. Sellin

 Immagine

La pittura trasporta le cose nel loro corpo.

E il loro corpo è meglio del loro nome. Può prestare un corpo a chi non ne ha.”

J. Dubuffet

La persona con autismo ha una percezione estremamente diversa e distante dalla nostra. In molti casi l‘utilizzo del corpo sembra seguire una logica del tutto soggettiva e particolare: i movimenti spesso stereotipati, l’ampio come il minuzioso utilizzo delle mani e degli arti in generale, la prensione dei diversi oggetti ed il contatto con l’altro a volte sembrano occupare e forse delimitare uno spazio con caratteristiche precise e, talvolta, apparentemente incomprensibili.

All’interno di ogni situazione possono esserci forme e presenze su cui la persona si concentra tanto da farci percepire un bisogno di contatto, anche solo visivo, con esse; ed altre, magari apparentemente più consistenti o significative ai nostri occhi, che nemmeno vengono considerate.

Posto che la pelle sia un involucro che divide e protegge un interno da un esterno, per le persone con autismo questa delimitazione ha bisogno di essere rafforzata in modo concreto e “palpabile”.

Il linguaggio verbale non offre possibilità di contenimento, soprattutto laddove diventa reiterazione di espressioni prestabilite ed innesca meccanismi tanto complessi ed unidirezionali da incepparsi nel confronto con il nuovo e nell’incontro (che tendenzialmente diviene scontro) con l’altro.

Per entrare in contatto con una persona che fatica a percepire confini precisi e riceve gli stimoli senza poterli filtrare o filtrandoli in modo assolutamente personale ed indecifrabile, è essenziale che io riesca a sentire me, a mantenermi in contatto con i miei bisogni, per non lasciarmi travolgere dall’incontenibilità dell’altro.

L’arte terapia può contenere le esplosioni della persona autistica, permettendogli di provare emozioni a bassa intensità, tollerabili e positive, invece di quelle emozioni ad alta intensità che non le permettono di sentire alcunchè, la fanno sembrare fuori controllo e talvolta si manifestano con gesti auto ed etero aggressivi.

Non credo sia necessario assecondare i comportamenti della persona autistica, anzi trovo fondamentale mettersi in gioco come presenza, attendendo istruzioni dalle proprie personali reazioni “a pelle”, dai cambiamenti del proprio respiro e dai bisogni emergenti nelle diverse situazioni condivise, per sentire “da dentro” come muoversi, al fine di contenere l’onnipotenza autistica.

Quando sono la paura o l’ansia a dominare le nostre azioni-reazioni, forse è perchè esse dominano anche il nostro interlocutore e solo sforzandoci di controllarle, possiamo riuscire a quietare lo scontro e ricercare un contatto.

Fondamentale sarà l’approccio dell’arte terapeuta: mostrando accoglienza, rispetto e fiducia attraverso toni e movimenti calmi ed un’espressione quanto più possibile serena ed utilizzando principalmente un linguaggio non verbale, offrirà al paziente una varietà di materiali, artistici e non, ed inizierà a “giocare” e sperimentare le diverse consistenze, invogliando il paziente a fare lo stesso dal proprio mondo, ossia con i propri tempi e le proprie modalità.

Utilizzando l’arte terapia è possibile offrire alla persona con autismo una diversa possibilità di espressione, garantendo un contenimento simbolico che possa essere rievocato visivamente anche nei momenti di crisi.

Riuscendo a creare insieme al paziente, o meglio, riuscendo ad arrivare con calma e nel rispetto totale dei tempi del paziente, alla creazione di un sistema contenitivo personale, concreto e visualizzabile, che non dipenda da altri che da se stesso, il paziente potrebbe riuscire addirittura a limitare gli eccessi, le stereotipie e gli atteggiamenti aggressivi che pregiudicano i rapporti interpersonali.

L’immagine del processo di contenimento posto in essere nel corso di diversi incontri di arte terapia, magari ulteriormente concretizzata attraverso un oggetto simbolico “portatile” che la rappresenti, potrebbe infatti placare l’ansia della persona autistica, come spesso fa la presenza di un’importante figura di riferimento, e prevenire così i momenti di “crisi”.

Quando si sarà raggiunto un certo equilibrio e l’arte terapeuta avvertirà il raggiungimento di un buon grado di contenimento, tolleranza e sicurezza, un passo importante per avvicinare la persona autistica ai compagni e per valutare gli effetti del percorso, potrebbe essere inserire altri ragazzi nel laboratorio.

Durante lo spazio dell’arte terapia le parole d’ordine saranno:

attendere, guardare, ascoltare, proporre. Senza forzare: semplicemente facendo.

E ridurre al minimo le parole, soprattutto durante la fase creativa.

* Inizialmente la presenza di una persona di riferimento durante l’attività sarà indispensabile per garantire il clima sereno e rassicurante necessario al processo creativo. Gradualmente, il setting stesso e la presenza dell’arte terapeuta, dovrebbero arrivare ad offrire la stessa garanzia.

P.S.

Questo articolo, che prende molti spunti dal bellissimo seminario di arte terapia “La dimensione estetica primaria nell’autismo”,  condotto da Cecilia Macagno e svoltosi presso la sede di Milano dell’Associazione Art Therapy Italiana il 25 maggio 2008, è nato da una profonda esigenza di coniugare approfondite letture, esperienza diretta e semplici intuizioni che ora stanno cominciando a dare piccoli frutti.

Per qualsiasi ulteriore informazione non esitate a contattarmi.

© 2013 – Michela Baretti

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