… a volte ci vuole una lacrima…

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“The soul would have no rainbows if the eyes had no tears”

Ci sono spazi in cui le emozioni volteggiano, libere di muoversi dentro e fuori di noi con la delicatezza di farfalle colorate.

Credo siano rari. Meravigliosi, intensi, essenziali, eppure rari.

Molto spesso avvertiamo grovigli interiori, nodi che interrompono un fluire armonico, brividi forti che si smorzano solo in caduta libera… Allora da dentro partono messaggi veloci, intimi e trasparenti, che culminano in angoli instabili per lanciarsi giù, alla ricerca di senso.

Le lacrime sono dirompenti, aggressive, eppure hanno una delicatezza quasi evanescente e impalpabile. Racchiudono messaggi profondi e spesso, nel silenzio, gridano storie che si rivelano inversamente proporzionali al loro peso.

Qualcuno impara a controllarle piuttosto bene, queste perle in dissolvenza; addirittura, in alcuni casi, pare sia possibile annientarle.

lacrima

In realtà, quanto meno nella mia fantasia, ciascuno ha una sorta di Qasba (o Kasbah) delle lacrime. Certo, la mia somiglia molto ad Atlantide, mentre quella di altri probabilmente ha i colori e le forme del deserto.

Tuttavia, sono convinta che ogni persona abbia una parte di lacrime da liberare per trovare energia scaricando l’eccesso. E dunque piangere non deve essere mai qualcosa di cui vergognarsi. Perché, come ci insegnano i neonati, quando il nostro corpo non trova modo per esternare ciò che sente, queste coraggiose goccioline, hanno l’ardire di mostrarsi nude e pure in nome di qualcosa di grande, forte, intenso.

Anche le lacrime più fastidiose, inadeguate, indelicate, ci parlano di noi, mostrandoci il bisogno urgente di sciogliere qualcosa, attraverso la sola lingua universale esistente: quella emotiva.

Diamo pure la colpa alla primavera o all’autunno, alla stanchezza, alle crisi, a un evento triste, a uno commovente, a una gioia immensa o a qualsiasi altra cosa, purché lasciamo fluire le emozioni evitando che ci scoppino dentro.

Non credo ci siano momenti per piangere e momenti per reagire soffocando le lacrime; certo, bisognerebbe evitare di piangere in situazioni pubbliche, soprattutto perché si rischia di essere fraintesi o considerati deboli, eppure non sono le lacrime ad essere in errore, penso sia la nostra società a non saperle accogliere e ad averne una paura eccessiva, forse anche a causa della spettacolarizzazione di certi pianti televisivi che ben poco hanno di autentico e spontaneo.

Insomma, invece di insegnare ai bambini a non piangere, non bisognerebbe forse imparare (e quindi insegnare poi ai nostri figli) a cercare il senso di ogni pianto, a trovare la radice che smuove la Qasba?

Allora sì, probabilmente molti di noi smetterebbero di piangere nei momenti sbagliati, rischiando di sembrare ridicoli…

E le emozioni sarebbero vissute ed espresse con meno censura e maggior libertàIMG_20191012_120709922.

 

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